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Le lezioni si svolgeranno in aula B1 lu-ma-me 14-16 a partire del 16 Febbraio 2026
L3 student3 che desiderano partecipare come frequentant3 sono tenut3 a seguire le lezioni e partecipare ai lavori in classe, sono ammesse 3 assenze, e sono pregat3 di iscriversi alla piattaforma MOODLE.CHI SONO GLI/LE STUDENT3 FREQUENTANTI?
sono quell che seguono le lezioni in presenza (saltano non più di 3 lezioni) sono attiv* in classe, partecipano a un gruppo ricerca e presentano il risultato della ricerca.
Quest3 student3 saranno esentati dal manuale di T. Lewellen all'esame finale (vedi PARTE I del programma) e porteranno i due libri a scelta (vedi PARTE II del programma), l'esame da "frequentante" può essere sostenuto in qualsiasi sessione, in qualsiasi appelli, in qualsiasi anno!
Possono frequentare anche coloro che decidono di non partecipare ai lavori di gruppo, ma costoro daranno l'esame da NON frequentanti.
Si veda programma pagina campusnet
I lavori di ricerca e analisi di gruppo saranno incentrati sui temi del progetto “Voci, corpi e linguaggi della fabbrica” Percorso espositivo partecipato sulle lotte operaie a Torino.
VEDI QUI PER ULTERIORI INFORMAZIONI SUI LAVORI DI GRUPPO
L3 student3 che sono interessat3 a frequentare il corso ma senza voler partecipare ai lavori in classe lo posso fare, dovranno però portare il programma completo del manuale di Lewellen, ossia l'esame da NON frequentanti.
CHI NON PUÒ O NON INTENDE FREQUENTARE PUÒ DARE L'ESAME DA NON FREQUENTANTE.
Si veda programma pagina campusnet
REFERENDUM: a seguito di richieste della componente studentesca, svolgerò le due lezioni a ridosso del referendum (23 e 24 Marzo) in forma ibrida, ossia in aula e su webex, chi sarà dunque impossibilitato a tornare a Torino in tempo potrà seguire le lezioni qui: https://unito.webex.com/meet/sofia.venturoli Il regolamento di Ateneo prevede solamente il 10% delle ore, dunque 4 ore per i corsi da 36 ore, non posso farne di più.
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"... Perché il tempo a Gaza è un’altra cosa, perché il tempo a Gaza non è un elemento neutrale.
Non spinge la gente alla fredda contemplazione, ma piuttosto a esplodere e a cozzare contro la realtà.
Il tempo laggiù non porta i bambini dall’infanzia immediatamente alla vecchiaia, ma li rende uomini al primo incontro con il nemico.
Il tempo a Gaza non è relax, ma un assalto di calura cocente.
Perché i valori a Gaza sono diversi, completamente diversi.
L’unico valore di chi vive sotto occupazione è il grado di resistenza all’occupante.
Questa è l’unica competizione in corso laggiù.
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Perché, agli occhi dei nemici, è la più ripugnante, la più povera, la più disgraziata,
la più feroce di tutti noi.
Perché è la più abile a guastare l’umore e il riposo del nemico ed è il suo incubo.
Perché è arance esplosive, bambini senza infanzia, vecchi senza vecchiaia, donne senza desideri.
Proprio perché è tutte queste cose, lei è la più bella, la più pura, la più ricca, la più degna d’amore tra tutti noi.
Facciamo torto a Gaza quando cerchiamo le sue poesie.
Non sfiguriamone la bellezza che risiede nel suo essere priva di poesia.
Al contrario, noi abbiamo cercato di sconfiggere il nemico con le poesie, abbiamo creduto in noi
e ci siamo rallegrati vedendo che il nemico ci lasciava cantare e noi lo lasciavamo vincere.
Nel mentre che le poesie si seccavano sulle nostre labbra, il nemico aveva già finito di costruire strade, città, fortificazioni.
Facciamo torto a Gaza quando la trasformiamo in un mito perché potremmo odiarla scoprendo che non è niente più di una piccola e povera città che resiste.
Quando ci chiediamo cos’è che l’ha resa un mito, dovremmo mandare in pezzi tutti i nostri specchi e piangere se avessimo un po’ di dignità, o dovremmo maledirla se rifiutassimo di ribellarci contro noi stessi.
Faremmo torto a Gaza se la glorificassimo.
Perché la nostra fascinazione per lei ci porterà ad aspettarla.
Ma Gaza non verrà da noi, non ci libererà.
Non ha cavalleria, né aeronautica, né bacchetta magica, né uffici di rappresentanza nelle capitali straniere.
In un colpo solo, Gaza si scrolla di dosso i nostri attributi, la nostra lingua e i suoi invasori.
Se la incontrassimo in sogno forse non ci riconoscerebbe, perché lei ha natali di fuoco e noi natali d’attesa e di pianti per le case perdute.
Vero, Gaza ha circostanze particolari e tradizioni rivoluzionarie particolari.
(Diciamo così non per giustificarci, ma per liberarcene.)
Ma il suo segreto non è un mistero: la sua coesa resistenza popolare sa benissimo cosa vuole (vuole scrollarsi il nemico di dosso).
A Gaza il rapporto della resistenza con le masse è lo stesso della pelle con l’osso e non quello dell’insegnante con gli allievi.
La resistenza a Gaza non si è trasformata in una professione.
La resistenza a Gaza non si è trasformata in un’istituzione.
Non ha accettato ordini da nessuno, non ha affidato il proprio destino alla firma né al marchio di nessuno.
Non le importa affatto se ne conosciamo o meno il nome, l’immagine, l’eloquenza.
Non ha mai creduto di essere fotogenica, né tantomeno di essere un evento mediatico.
Non si è mai messa in posa davanti alle telecamere sfoderando un sorriso stampato.
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E’ dedita al dissenso: fame e dissenso, sete e dissenso, diaspora e dissenso, tortura e dissenso, assedio e dissenso, morte e dissenso.
I nemici possono avere la meglio su Gaza.
(Il mare grosso può avere la meglio su una piccola isola.)
Possono tagliarle tutti gli alberi.
Possono spezzarle le ossa.
Possono piantare carri armati nelle budella delle sue donne e dei suoi bambini.
Possono gettarla a mare, nella sabbia o nel sangue.
Ma lei: non ripeterà le bugie.
Non dirà sì agli invasori.
Continuerà a farsi esplodere.
Non si tratta di morte, non si tratta di suicidio.
Ma è il modo in cui Gaza dichiara che merita di vivere.Da “Silenzio per Gaza” di Mahmud Darwish.
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Spunti bibliografici per lavori di gruppo
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spunti bibliografici teorici per analisi lavori di gruppo
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Spunti bibliografici per analisi dei linguaggi e delle forme della protesta attraverso arte, musica performance
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È il 1969, l’autunno è esploso. In realtà dalla primavera gli scioperi erano iniziati. Siamo a fine settembre e le trattative per il rinnovo del contratto vanno al rilento. I punti di opposizione padronali alle richieste operaie sono incentrate sul non voler sganciare il salario dalla produttività.
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Nel 2024 il tasso di occupazione femminile tra i 15 e i 64 anni è pari al 53,3% contro il 71,1% maschile, mentre il tasso di inattività femminile raggiunge il 42,4% a fronte del 24,4% degli uomini noltre le donne risultano maggiormente beneficiarie della NASpI, segnale di una più frequente interruzione dei rapporti di lavoro.
Il gap retributivo di genere è particolarmente marcato nel settore privato, dove la retribuzione media giornaliera femminile è inferiore del 25,7% rispetto a quella maschile (82,63 euro contro 111,25), Analogo squilibrio si riscontra nella copertura dei ruoli dirigenziali: tra i dipendenti privati a tempo indeterminato solo il 21,8% dei dirigenti è donna, contro il 78,2% uomini confermando la persistente difficoltà di accesso femminile alle posizioni apicali.
Sul piano dell’istruzione le donne presentano livelli mediamente più elevati: costituiscono il 59,4% dei laureati di primo livello, il 57,8% delle lauree magistrali e il 69,4% delle magistrali a ciclo unico evidenziando un vantaggio formativo che tuttavia non si traduce in pari opportunità occupazionali.
La gestione del lavoro di cura resta fortemente femminilizzata: il lavoro domestico è svolto in larghissima prevalenza da donne e le assunzioni part-time nel 2024 riguardano per il 56,9% lavoratrici i congedi parentali risultano ancora utilizzati prevalentemente dalle madri, confermando una distribuzione asimmetrica dei carichi familiari.
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L’inchiesta nasce da cento interviste ad altrettante giornaliste, tutte le intervistate hanno subito qualche tipo di discriminazione, in molti casi con gravi conseguenze: tentativi di suicidio, ricorso a psicofarmaci, dimissioni e abbandono della professione. «Sono stata stuprata dall’editore della redazione per cui lavoravo». Adele (pseudonimo di una giornalista che, come le altre intervistate per questa inchiesta, ha scelto l’anonimato per timore di ripercussioni) racconta a IrpiMedia la violenza sessuale che ha subito quando aveva trent’anni. ...
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La lotta per il consenso non è solo una battaglia legislativa: è una lotta per l'autodeterminazione sessuale ed esistenziale
Il 27 gennaio 2026, mentre fuori dalle aule parlamentari migliaia di donne e soggettività Lgbtq+ manifestavano con striscioni che recitavano «solo sì è sì», dentro il Senato si consumava un atto simbolico di grande portata: la cancellazione del consenso come fondamento del diritto sessuale.
Con l’approvazione dell’emendamento Bongiorno — che stravolge il testo unanime già approvato alla Camera — la Commissione Giustizia del Senato ha scelto infatti di abbandonare il modello del consenso esplicito, già consolidato nella giurisprudenza italiana e richiesto dalla Convenzione di Istanbul (la Convenzione europea sulla lotta alla violenza contro le donne), per tornare a un impianto basato sul dissenso manifestato. Non si tratta ancora di legge definitiva, ma di una scelta politica che espone l’Italia a una violazione del diritto internazionale e a una regressione culturale senza precedenti negli ultimi vent’anni. ...
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GramsciProject è un archivio digitale di testi, contenuti e applicazioni riguardanti la figura di Antonio Gramsci.
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approfondimento su femminismi in fabbrica e questione di genere vedere anche:
Manifesto del Collettivo internazionale femminista (1972)
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