Lorenzo Valerio (Torino 1810-Messina 1865), imprenditore, pubblicista e politico. Direttore di una manifattura di seta si allontanò nel 1831 dal Piemonte per le sue idee liberali, facendo un lungo viaggio in Francia, Germania, Ungheria, Russia. Rientrato in patria nel 1835 assunse la direzione di un setificio ad Agliè nel Canavese, dove fondò un celebre asilo aportiano, il primo in Piemonte. Con la proclamazione dello Statuto divenne nel 1848 uno dei capi della sinistra democratica, dirigendo prima La Concordia e poi Il Progresso e Il Diritto, sedendo ininterrottamente al parlamento subalpino come deputato. Tenace oppositore di Cavour, nel 1860 accettò da lui la nomina a commissario regio nelle Marche. Senatore del regno nel 1862, fu nominato nel 1865 prefetto di Messina, morendo pochi mesi dopo.
Fu il fondatore e direttore delle Letture popolari e delle Letture di famiglia.
Le Letture di famiglia sorgono sulle ceneri delle Letture popolari, iniziate nel 1837 e soppresse per decisione del Lazzari, il 27 marzo 1841. Esse sono pubblicate settimanalmente presso l’editore Pomba con lo scopo di offrire letture, informazioni, proposte e progetti utili alle classi meno agiate e colte per una loro decisa elevazione morale e civile; i contenuti pedagogici in funzione di una più estesa organizzazione dell’istruzione popolare appaiono spesso apprezzabili, con contributi di V. Troya, C. Bon-Compagni, I. Petitti, G.F. Baruffi, ecc. Nel frontespizio di ciascun fascicolo campeggia il motto 'L’ignoranza è la massima e la peggiore delle povertà', costellato da una duplice serie di parole chiave, che definiscono la 'mente' del periodico: 'Religione, Associazione, Educazione, Moralità — Istruzione, Lavoro, Previdenza, Beneficenza'. Anch’esse finirono per soppressione, decretata il 27 maggio 1847 in seguito ad un articolo ritenuto offensivo per la Compagnia di Gesù scritto da un certo avv. Paolo Alda. Cfr. F. LEMMI, Censura e giornali negli stati sardi al tempo di Carlo Alberto. Torino, Società Subalpina Editrice 1943, pp. 35-56. Ad esse accenna, negativamente, il conte C. Solaro della Margarita nel suo Memorandum storico- politico, cap. XI, num. XIII (Torino, Speirani e Tortone 1851, pp. 281-282).
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